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La
fiaba
È
notte senza luna dove tutto è fermo. Il
vento canta la sua melodia, le stelle sono
tutte affacciate.
La sentinella osserva le
costellazioni, l'aria sottile permette di
vedere anche le più piccole, ma le ossa ne
risentono.
Nel
suggestivo
bianco e nero lo sguardo cade su una piccola
stella, che se ne sta in disparte all'orizzonte,
il pensiro intorpidito rimane a interrogarsi.
I pensieri si susseguono: è troppo bassa,
anche troppo arancione, ma li c'è una montagna....
ma... ma... ma quello è Bominaco che da'
l'allarme.
Il torpore viene interrotto
dall'azione, il silenzio rotto dal risuonare
del corno e dall'immediato strillare e
vociare, lo statico bianco e nero viene animato
di
arancio e lo stridere del ponte levatoio
indica che la porta sul mondo è chiusa.
All'orizzonte compaiono altre piccole stelle arancioni...
ma adesso è l'ora dell' attesa che
la battaglia abbia inizio.
Leonardo
R.
La
rocca
La sua posizione straordinariamente panoramica, sul
crinale di una montagna a dominio assoluto della valle del Tirino e della piana
di Navelli, la forma pura delle sue torri circolari, il suo suggestivo stato di
rovina ormai consolidata, sono tutti elementi che fanno della Rocca il
“castello” per eccellenza.
Si trova a oltre 1500 metri d’altezza ed è una delle
fortezze più alte d’Italia.
Per cercare di capire meglio come mai quegli antichi
uomini si siano spinti fin lassù, in un luogo quasi irraggiungibile, dove vivere
era davvero difficoltoso, è necessario studiare la struttura del castello e
capirne le varie fasi di costruzione.
La grossa torre quadrata che occupa lo spazio centrale della fortezza è,
secondo alcuni studiosi, quel che resta di un castello molto più antico,
o forse era semplicemente un’isolata torre di avvistamento attorno alla quale fu
poi costruita la Rocca.
Ad avvalorare questa ipotesi c’è l’assenza di scale
fisse all’interno e il curioso particolare che la porta di ingresso si trova a
qualche metro d’altezza rispetto al cortile.
Evidentemente i militari di guardia
usavano una scaletta di legno per salire e poi la ritiravano all’interno
rendendo così impossibile ad altri l’ingresso: un facile espediente per rendersi
più sicuro il riposo.
Le mura delle torri agli angoli, tutte di solida pietra, hanno solo piccole
aperture rappresentate dalle strette feritoie ad “arciera” e, poco sotto, dalle
archibugiere circolari (i fori per sparare con i primi fucili detti appunto
archibugi), aggiunte in un secondo tempo per adeguare la fortezza alle nuove
armi dell’epoca. Costruito probabilmente intorno all’anno Mille, il castello fu
a lungo legato alla Baronia di Carapelle, passò poi nella seconda metà del
Quattrocento ai Piccolomini, che lo ampliarono; nel 1579, infine, fu acquistato
dalla nobile famiglia fiorentina dei Medici.
Tratto
dal sito (che invitiamo a visitare) www.abruzzocultura.it
Invitiamo a visitare
anche www.calascio.com
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