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Pettorano
sul Gizio, piccolo paesino dell'Abruzzo
interno, arroccato su uno spuntone calcareo,
lambito ai lati dal fiume Gizio e dal torrente
Riaccio, rappresenta da sempre il baluardo
meridionale d'accesso alla Valle Peligna.
L'origine dei luoghi si fa risalire ad epoca
romana, anche se il territorio circostante
venne frequentato già dal Paleolitico, come
testimoniato dai vari reperti ritrovati
alle pendici del monte Genziana. L'attuale
abitato risale all'epoca medioevale e numerosi
sono i segni della grandezza del suo passato.
La vocazione difensiva è testimoniata dal
Castello Cantelmo, con il mastio
a base pentagonale di epoca Longobarda,
e dalla cinta muraria che circonda l'intero
abitato, attualmente raggiungibile atraverso
cinque delle sei porte di accesso originarie.
La sua posizione risultava particolarmente
strategica essendo posta al controllo del
passaggio tra la Valle Peligna e la Valle
del Sangro. L'incastellamento segna l'inizio
di una importante fase storica che vede
finanche l'interessamento di Federico
II di Svevia, il quale assegnò il Castello
ad uno dei suoi figli, Federico detto di
Pettorano.
Con
la Signoria dei Cantelmo si raggiunge
il massimo del fulgore, come dimostrato
dal Palazzo Ducale, ora sede del
Palazzo Municipale e dal suo cortile con
al centro la sua bella Fontana seicentesca
in pietra.
Con
il tramontare del feudalesimo l'importanza
di Pettorano sul Gizio non venne meno e
verso la fine del settecento il pase vive
una nuova espansione agevolata anche dal
grande flusso di merci e di persone che
percorrevano la Via degli Abruzzi che,
successivamente chiamata Napoleonica,
collegava la costa Adriatica a Napoli, capitale
del Regno.
Questo
periodo segna anche un'esplosione demografica
che dagli inizi del novecento raggiunge
il suo massimo storico con oltre 5.000 abitanti.
La ricchezza dei postio era evidenziata
anche da un'area industriale con
tre mulini e una ramiera oggi in fase di
recupero strutturale.
Vedi
anche:
www.comune.pettorano.aq.it
www.riservagenzana.it
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